lunedì 7 maggio 2007

REPORT SULLA CONFERENZA DI ORGANIZZAZIONE NAZIONALE DEL PRC

Gianluigi Pegolo e Fosco Giannini
La conferenza di organizzazione, chiusasi a Marina di Carrara, non solo è stata deludente dal punto di vista degli esiti pratici, ma non vi sono particolari motivi per essere entusiasti delle sue conclusioni politiche. In primo luogo, il percorso che ha condotto all’assise nazionale è stato a dir poco paradossale. Il documento iniziale evitava alcun accenno al tema del governo e si concludeva con il ribadire la proposta della Sinistra Europea. Alla luce dei fatti, quell’impostazione ha rivelato tutta la sua inconsistenza. Nell’arco di alcuni mesi il governo è entrato in crisi e la proposta della Sinistra Europea è stata abbandonata di fatto dal gruppo dirigente di Rifondazione comunista per avanzare quella di un nuovo soggetto politico con la sinistra DS. Il risultato è stato che nel corso delle conferenze di circolo e provinciali il dibattito ha scavalcato completamente il documento iniziale ed è emerso un disagio fortissimo nella base del partito ( anche nella maggioranza) per l’evoluzione negativa della vicenda di governo, mentre si è aperta una comprensibile incertezza sulla prospettiva del partito.La assise nazionale ha registrato il paradosso ma senza darvi una soluzione.Nonostante l’impegno col quale una parte dell’area si è battuta nella commissione per ottenere un testo più avanzato del documento finale – e segnatamente del compagno Masella - e nonostante alcuni miglioramenti ottenuti, i nodi di fondo restano tutti sul tappeto. Al di là dei proclami, il partito si pone nei confronti del governo senza definire una prospettiva, né un percorso per evitare una deriva moderata. I richiami alle questioni sociali nel documento finale sono completamente scissi da una qualsiasi valutazione circa i rischi di svolta moderata ben presenti nella piattaforma sostenuta da Prodi col varo del nuovo governo, ed evidenziata dall’imposizione dei 12 punti. Né, tantomeno, si prospetta un percorso di costruzione di una adeguata mobilitazione, e la costruzione di un adeguato schieramento politico-sociale. Inoltre, su molte questioni l’impostazione resta quella di sempre. Vale per tutti la questione della guerra in Afghanistan, rispetto alla quale – nel documento finale - sparisce ogni riferimento ad una “exit strategy” e si assume la prospettiva della conferenza di pace come l’unico obiettivo dell’azione politica. Ne consegue che, al di là delle citazioni circa il cosa si dovrebbe fare, resta del tutto ambiguo l’atteggiamento del partito rispetto al governo, ma soprattutto non si delinea alcuna seria proposta per influire sulla sua linea.Ancora più preoccupante la incertezza che grava sulla prospettiva di Rifondazione comunista, e cioè se il nostro partito sarà o meno superato da una nuova formazione politica. Infatti, alle rassicurazioni sul mantenimento del partito, ripetute nel testo finale, non fa riscontro alcuna puntualizzazione sulle caratteristiche del nuovo soggetto politico che si intende costruire con la sinistra DS. Le assicurazioni circa il fatto che Rifondazione Comunista manterrà la sua identità non significano nulla nel momento in cui nessuno ha smentito che si voglia dar vita ad un nuovo soggetto politico d’ispirazione socialista, come peraltro - da Bertinotti a Giordano - nel corso di queste settimane, si è più volte sostenuto esplicitamente, in interviste e dichiarazioni. Ne deriva il solito gioco degli equivoci che allude ad una possibilità tutt’altro che remota: rifondazione conserva nominalmente il suo ruolo di partito autonomo ma in realtà viene assorbita in una nuova formazione politica, con un suo nome e simbolo, di identità per l’appunto socialista, che si presenterà in questa veste ai vari appuntamenti elettorali. A tale riguardo, molto significativa è apparsa nella conferenza di Roma l’annuncio di una possibile presentazione del nuovo soggetto ( denominato “La sinistra” in analogia con la Die linke tedesca) già in occasione del rinnovo del consiglio provinciale di Roma nel 2008.La sostanza delle posizioni espresse in questi mesi dal gruppo dirigente del partito non è stata, quindi, rimessa in discussione in questa conferenza, il cui unico elemento positivo è stato quello di aver messo in luce un disagio profondo presente nel partito. Le preoccupazioni che abbiamo manifestato sull’evoluzione della situazione, per l’abbinarsi di una spinta moderata nel governo con il superamento di Rifondazione comunista in un nuovo soggetto più moderato, restano quindi molto concrete.Stupisce, allora, che una parte dell’area dia della conferenza un giudizio entusiastico, al punto da fugare qualsivoglia dubbio sui rischi di una situazione che invece tutti avvertono. Basterebbe un discorso di verità sull’esito deludente degli emendamenti presentati su Sinistra europea, circoli tematici, democrazia interna, regolarmente trascurati nella conclusione della conferenza, per capire le reali disponibilità manifestate dal gruppo dirigente del partito.Il fatto è che questa conferenza – ed è questa la sua vera novità – segna il passaggio di una parte dell’area “Essere comunisti” nella maggioranza. Un passaggio che avviene senza che la linea del partito abbia subito una modifica, sulla base di un puro calcolo di convenienza. Che di questo si tratti e di nientaltro è dimostrato dai voti dati negli organismi dirigenti del partito in queste settimane. Su tutti gli appuntamenti più rilevanti questa parte dell’area si è schierata con la maggioranza con una piattezza sorprendente. Così si è votato il reincarico a Prodi senza alcuna distinzione dalla maggioranza che aveva dato un’interpretazione assurdamente ottimistica della situazione. Analogamente, si è votato a favore dell’espulsione di Turigliatto, un provvedimento che - al di là dell’errore commesso dallo stesso Turigliatto – ha rappresentato un brutto segnale dal punto di vista della vita interna del partito, oltre che dimostrarsi una mossa assolutamente poco avveduta, anche sul piano esterno. Ora ci si dimostra entusiastici nei confronti dell’esito della conferenza votando a favore del documento finale.Il fatto è che questo progressivo processo di omologazione alla maggioranza del partito avviene in una fase in cui occorrerebbe, invece, avere un atteggiamento fermamente critico. Sono, infatti, venute al pettine tutte le contraddizioni della maggioranza. L’esperienza del governo Prodi – è sotto gli occhi di tutti – è in evidente crisi e Rifondazione comunista rischia un processo di emarginazione, sottoposta com’è ad un’evidente offensiva moderata. La proposta della Sinistra Europea è stata di fatto accantonata perché priva di alcuna credibilità.Tutte cose, peraltro, che avevamo indicato nella nostra mozione congressuale a Venezia.Sarebbe questo il momento di mettere a frutto le intuizioni della nostra mozione.E invece si sceglie di omologarsi alla maggioranza offrendole un’ulteriore stampella, ma soprattutto legittimandola nel momento in cui la stessa non fa mistero di voler portare a termine il processo di superamento di Rifondazione Comunista.Per quanto ci riguarda, non intendiamo assolutamente abbandonare una collocazione autonoma all’interno del partito. Né siamo convinti che ormai non esistano più elementi di differenza rispetto alla maggioranza. Le differenze ci sono, eccome, e riguardano la possibilità che Rifondazione comunista resti ancora un soggetto autonomo e che riesca a resistere alle torsioni moderate provenienti da alcuni settori della maggioranza di governo. Ci è ora più chiaro il motivo per il quale nel corso di questi mesi si è tentato di estromettere una parte dei compagni, prima dall’esecutivo dell’area, poi dalla direzione de l’Ernesto, successivamente dalla gestione della conferenza di organizzazione, fino agli ultimi atti compiuti nella conferenza stessa, dove si è dimissionato il responsabile dei “Giovani e Comunisti” e si è voluto ratificare la divisione dell’area, convocando una riunione senza invitare decine di compagni che pure erano presenti, e che sono e si sentono parte dell’area Essere Comunisti.A noi pare che tutti questi atti abbiano una spiegazione politica. Gli ultimi eventi ne sono una dimostrazione: la rottura con un pezzo dell’area è il prezzo che si paga per entrare, senza impedimenti, nella maggioranza. E’ una considerazione grave, ma i fatti stanno a dimostrarlo. Ognuno, a questo punto, è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità.

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